La Russa infiamma il dopo Inter-Juve: “Rubare in casa di chi ruba? Siamo sempre in credito”

Dopo Inter-Juventus, Ignazio La Russa difende Bastoni e attacca la Juve: parole forti su espulsione, Chiellini e calciopoli.

Ci sono partite che finiscono al novantesimo. E poi ci sono partite che cominciano dopo, davanti ai microfoni. Inter-Juventus, terminata 3-2,  è come tantissimi derby d’Italia una di quelle gare che non smettono di far discutere dopo il 90′.

La Russa sul caso Bastoni
La Russa infiamma il dopo Inter-Juve: “Rubare in casa di chi ruba? Siamo sempre in credito” – calciomercatotv.it

A incendiare la già elettrica atmosfera, questa volta, sono state le parole di Ignazio La Russa, intervenuto a Telelombardia sul cosiddetto “caso Bastoni”, l’episodio che ha portato all’espulsione di Kalulu e cambiato l’inerzia della gara.

Il difensore nerazzurro è caduto dopo un lievissimo / impercettibile contatto, l’arbitro ha estratto il rosso (per secondo giallo) e la Juventus è rimasta in dieci per oltre un tempo. Da lì in avanti, partita diversa. L’Inter ha vinto 3-2, tre punti pesantissimi nella lotta al titolo. Ma il punto non è solo tecnico. È simbolico.

La Russa non ha scelto mezze misure. “Rubare in casa di chi ruba non è poi così grave… Siamo sempre in credito”, ha detto. Una frase che pesa, soprattutto se pronunciata dal presidente del Senato e da un tifoso dichiaratamente nerazzurro. Ha parlato da tifoso, lo ha precisato lui stesso, ma il senso non cambia: l’idea di un credito storico nei confronti della Juventus, di torti subiti negli anni, di un conto mai davvero chiuso.

Dopo l’1-1, sostiene, l’Inter aveva preso due pali e in undici contro undici avrebbe vinto con tre gol di scarto. “Avremmo vinto sicuramente”, è la sua impressione. Poi la stoccata: se tutto deve ruotare attorno a un episodio, allora si può anche accettare l’idea che per una volta il favore – ammesso che tale sia stato – sia toccato ai nerazzurri. Con tanto di chiosa: se gli avversari si sentono derubati, “vincere così ci fa doppio piacere”.

Bastoni simulatore? La Russa non conviene (ed è d’accordo con Chivu)

Il riferimento alla simulazione è inevitabile. Ma La Russa respinge l’accusa in modo netto. Secondo lui, non c’è stata alcuna simulazione: Bastoni avrebbe subito un colpo, magari esagerando nella caduta come “fanno tutti”, ma senza commettere chissà quale sacrilegio calcistico. L’arbitro, semmai, avrebbe sbagliato a espellere. “Non abbiamo bisogno di favori”, ha aggiunto, quasi a voler separare l’errore arbitrale dall’intenzione del giocatore.

Nel post-partita, Cristian Chivu non ha stigmatizzato l’episodio. E La Russa lo difende: che avrebbe dovuto fare un allenatore, puntare il dito contro un proprio calciatore davanti alle telecamere? Chivu ha parlato di un “tocco leggero”, con eleganza. È una linea coerente: proteggere i propri uomini, non offrire assist polemici.

Più duro, invece, il giudizio su quanto accaduto negli spogliatoi. La Russa ha parlato di proteste veementi da parte dei dirigenti juventini, citando Giorgio Chiellini e Comolli, e raccontando di insulti all’arbitro tra primo e secondo tempo. “Chiellini non mi pare il più indicato a dare lezioni”, ha detto, lasciando intendere che la memoria calcistica italiana è lunga e selettiva.

Ed è qui che riaffiora inevitabilmente il 2006. Calciopoli. La revoca dello scudetto alla Juventus e l’assegnazione all’Inter. “Lo scudetto fu tolto perché la Juve rubava”, ha ribadito La Russa, sostenendo che l’Inter fu giudicata estranea ai fatti. È una ricostruzione che ripropone una frattura mai del tutto rimarginata nel calcio italiano. La Juventus fu retrocessa in Serie B, l’Inter beneficiò della riassegnazione del titolo, e da allora il tema è diventato identitario per entrambe le tifoserie.

La Russa, però, ha voluto anche marcare una distanza: “L’Inter non è la nuova Juve, quel tempo è finito”. Un modo per respingere ogni parallelo, per dire che gli errori arbitrali – quando ci sono – non equivalgono a un sistema.

Resta una domanda, che va oltre il singolo episodio: quanto pesa ancora la memoria nel calcio italiano? Inter-Juve non è mai solo una partita. È una narrazione che si trascina dietro anni di sospetti, accuse, rivincite simboliche. Ogni contatto diventa un caso, ogni fischio un indizio. E ogni dichiarazione, inevitabilmente, un’altra scintilla.

Gestione cookie